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Simone Diamantini

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Oggi la tecnologia ha invaso gli sport di endurance e laddove gli strumenti tecnologici dovrebbero aiutarci nell’allenamento invece sostituiscono in toto la nostra sensibilità e ci riducono a meri esecutori di un tabelle e programmi di training predefiniti.

Io la chiamo la “sindrome dei numeri” e aggiungo che troppi dati creano confusione. Per spiegare ancora meglio: se non gestiamo in modo corretto i numeri, si crea un vero e proprio cortocircuito. In altre parole, troppo controllo fa perdere il controllo.

App e strumenti per l’allenamento: sicuri siano sempre un vantaggio?

Abbiamo le app che gestiscono l’allenamento, i potenziometri sia per la bicicletta sia per la corsa, e ci facciamo influenzare anche se non sappiamo interpretarli. Utilizziamo le applicazioni per il meteo e ci dimentichiamo di guardare fuori dalla finestra. Possediamo gli strumenti che controllano la glicemia in tempo reale, ma non conosciamo come alimentarci.

Abbiamo disimparato ad allenarci, ma soprattutto a “sentirci”. È più facile demandare alla tecnologia ciò che invece dovremmo “sentire” (feel) e di conseguenza interpretare e decidere. E se ci siamo affidati a un preparatore atletico che ci programma l’allenamento, lo seguiamo in modo quasi “ottuso” o ossessivo, senza chiederci come stiamo, cosa stiamo facendo e qual è il goal dell’allenamento del giorno, della settimana o del mese.

Il fine dell’allenamento? Lo abbiamo perso

Ma “non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”. Insomma, l’allenamento ci deve istruire, gli strumenti tecnologici devono aiutarci a interpretare correttamente il training e a migliorare la nostra sensibilità e i numeri devono supportarci e non confonderci solo perché sono di moda o li usano tutti.

Allenamento e tecnologia, invertiamo la rotta

E allora cosa sarebbe meglio fare? Il mio consiglio è di fare un passo indietro: usiamo la tecnologia senza farci usare dalla stessa. Facciamo qualche allenamento a sensazione o come si dice al “feel”. Ritorniamo qualche volta ad allenarci con lento, medio e veloce per ritrovare un po’ il piacere dell’allenamento stesso e forse anche ritrovare una risposta fisica più consona a quello che siamo, animali intelligenti. E per concludere diffidiamo da chi ci vende numeri, dati, lattati senza mai farci percepire o capire che forse la cosa più importante è ritrovare noi stessi.

Viviamo in una società in cui immagini e identità sui social network valgono più della sostanza, dove fare del “cinema”, come si dice in gergo, conta più della forma, dove il futile vince sull’utile. Sì, è arrivato il momento di ribaltare la situazione.

#laversionedelcoach

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