
Il triathlon è uno sport affascinante, complesso e in continua evoluzione. Ma proprio questa complessità ha dato spazio, negli anni, a una serie di convinzioni sbagliate, diventate vere leggende metropolitane.
Idee che nascono in buona fede, ma che spesso diventano trappole: ti rallentano, ti stressano o ti fanno perdere il piacere di allenarti bene. E trovano ascolto sia nel neofita sia nel triatleta esperto.
Smontiamo insieme le più diffuse, con esempi reali dal mondo degli Age Group e delle squadre amatoriali.
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Per fare triathlon bisogna essere super allenati in tutte e tre le discipline.
Falso. La maggior parte degli amatori ha uno sport “dominante” e lavora sugli altri per colmare le lacune. Nessuno nasce triatleta completo.
L’esempio. Marco, 38 anni, viene dal ciclismo e ha grosse difficoltà nel nuoto. In un anno ha migliorato il tempo sui 100 metri da 2’30” a 1’50”. Non è diventato un nuotatore, ma ora è in grado di uscire dall’acqua in controllo e giocarsela in bici.
«Pensavo che non avrei mai potuto fare triathlon perché ero scarso a nuotare. Poi ho capito che bastava imparare a gestire la frazione, non era necessario diventare un pesce.»
La verità. È l’equilibrio tra le discipline (e il recupero!) che fa la differenza. E puoi migliorare anche partendo da zero in una delle tre.
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Serve allenarsi tantissimo, anche 15-20 ore a settimana.
Falso. L’idea nasce dal confronto con i professionisti, ma è irrealistica per chi lavora, ha famiglia e dorme meno di 8 ore a notte.
L’esempio. Francesca, 44 anni, lavora full time, si allena 7-8 ore a settimana. Ha concluso un IRONMAN 70.3 sotto le 6 ore.
«Non ho mai superato le 10 ore settimanali di allenamento. La chiave è stata la costanza, non la quantità. Ho imparato a fare qualità nei momenti giusti.»
La verità. Con 6-10 ore ben distribuite puoi concludere gare sprint, olimpiche e perfino half distance con piena soddisfazione.
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Gareggiare tanto fa migliorare.
Falso. Gareggiare troppo, senza lasciare il tempo per recuperare e assorbire gli allenamenti, logora e impedisce di crescere.
Troppe gare significano poco recupero, poco adattamento e rischio concreto di overtraining.
L’esempio. Luca, 29 anni, in una stagione ha portato a termine 9 gare in 11 settimane. L’anno successivo ne ha scelte solo 4, mirate. Risultato: quasi 10 minuti in meno sulla stessa distanza.
«Pensavo che più gare facessi, più avrei imparato. Invece ero sempre stanco, senza tempo per allenarmi davvero. Fare meno mi ha dato di più.»
La verità. Le gare vanno scelte con criterio. Una preparazione ben strutturata, con recuperi adeguati, vale più di cinque weekend consecutivi con il pettorale.
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Per migliorare in bici devo solo pedalare di più.
Falso. La qualità batte la quantità. Molti triatleti accumulano ore in sella, senza svolgere lavori specifici.
L’esempio. Giulia, 35 anni, ha inserito due lavori settimanali specifici: uno di forza in salita e uno di interval training. In tre mesi ha alzato di 20 watt la sua FTP con lo stesso volume settimanale (6-7 ore).
«Mi allenavo da sola per ore, ma non cambiava nulla. Bastano pochi lavori mirati per sbloccare le gambe.»
La verità. Allenamenti mirati – lavori al medio, SFR, FTP o sprint in salita – possono dare molto di più di lunghe uscite a ritmo piatto.
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Non serve allenare la forza e fare prevenzione, bastano nuoto, bici e corsa.
Falso. Trascurare la forza è una delle cause principali di dolori cronici, infortuni ricorrenti e cali di prestazione.
L’esempio. Dario, 51 anni, conviveva da tempo con fastidi al ginocchio dopo i lunghi. Inserendo due sessioni di forza – corpo libero e bilanciere – per 8 settimane, ha corso una mezza maratona senza dolore per la prima volta.
«Non avrei mai pensato che allenare gluteo e core avrebbe risolto i miei problemi. Non ho cambiato il volume, ho solo aggiunto forza fatta bene.»
La verità. Lavori di forza su specifiche problematiche (generale, core, funzionale) possono aiutare a migliorare la performance e ridurre il rischio di infortuni. Bastano anche tre sedute ogni due settimane, svolte con metodo. Sia chiaro: non è un dogma. Ognuno deve trovare la propria soluzione. Non tutti traggono beneficio dalla forza specifica e dagli esercizi di prevenzione.
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Il giorno della gara si dà tutto e si spera vada bene.
Falso (e pericoloso). L’improvvisazione è il modo più sicuro per andare incontro a crolli, crisi e delusioni. La gestione della gara è una skill che si allena, non si improvvisa.
L’esempio. Martina, 32 anni, partiva sempre troppo forte nella corsa e crollava dopo pochi chilometri. Con tre allenamenti specifici di brick ha imparato a gestire il ritmo. Risultato: negative split nella frazione run del suo primo half distance.
«Non era la condizione che mi mancava, era la testa. Quando ho imparato a partire controllata, ho iniziato a chiudere le gare in progressione.»
La verità. Gestione, strategia e consapevolezza contano quanto – e spesso più del VO₂max –. Allenati anche a “gareggiare” anche nei tuoi lunghi o brick: testa alimentazione, ritmo e transizioni.
Cosa portarti a casa
- Il triathlon è pieno di mezze verità, frasi fatte e approcci superati.
La buona notizia è informarsi, osservare, sperimentare e confrontarsi con chi ha esperienza e conoscenza permette di allenarsi meglio, con più consapevolezza e – soprattutto – più divertimento.
- Nel triathlon circolano tante voci, consigli e convinzioni che sembrano vere solo perché “le dicono tutti”. L’esperienza sul campo, però, dimostra che:
· più non è sempre meglio;
· la qualità batte la quantità (se modulata bene);
· la testa conta quanto e più delle gambe;
· il buon senso vince su qualsiasi tabella automatica.
- Vuoi davvero migliorare? Fermati ogni tanto a chiederti: “Quello che sto facendo ha senso per me, oggi?”.
(foto: Elena Schiatti)

