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Simone Diamantini

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Per scoprire un talento nello sport si ricorre a valutazioni fisiche e di prestazione. Siamo però sicuri che sia la giusta strada? Io non ne sono convinto. E soprattutto abbiamo ben chiaro il concetto di talento?

L’identificazione dei talenti nello sport è un argomento che mi ha sempre molto interessato, ma che risulta molto popolare ed estremamente importante nell’ambito delle prestazioni sportive, con una quantità sempre crescente di risorse dedicate alla ricerca della prossima “star”. 

I programmi di ricerca del talento tradizionali tentano di identificare i futuri performer attraverso l’applicazione di valutazioni fisiche, psicologiche e soggettive

Un problema che scaturisce dall’uso di questi test prestazionali è che misurano lo stato attuale dell’atleta, in contrapposizione al potenziale, per quell’atleta, di migliorare e svilupparsi. 

Per esempio: l’uso di un test di sprint di 60 m per identificare i velocisti di talento in un gruppo di quindicenni. Sebbene il test sia valido e identificherà accuratamente gli atleti più veloci, spesso gli atleti più veloci all’età di 15 anni non saranno i più veloci all’età di 25 anni. Esiste pertanto una discrepanza tra ciò che il test misura – capacità attuale – e l’obiettivo di identificare le capacità future.

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COME (SI DOVREBBE) IDENTIFICARE IL TALENTO

I programmi di ricerca del talento, quindi, dovrebbero tentare di identificare gli atleti con la maggiore capacità di sviluppo, e con il potenziale di migliorare con l’allenamento. 

Tuttavia, al momento, la maggior parte dei processi di ricerca del “talento” di ogni Federazione e club sportivi sembra selezionare individui in base alle prestazioni, invece di identificare i soggetti con la maggiore capacità di miglioramento negli anni successivi.

Ciò è una evidente incongruenza nel sistema di ricerca del talento e non solo ne riduce l’efficacia ma rischia di vanificare investimenti economici oltre a sacrificare inoltre i giovani con una maturazione più lenta perché non tenuti in considerazione. 

Spesso se analizziamo il talento solo dal lato “prestativo” possiamo incorrere in una serie “grave” di errori.

Selezioniamo, così facendo, i più allenati o i più biologicamente sviluppati invece dei soggetti che hanno maggiori capacità di migliorare. Non a caso in molte discipline, specie noi italiani, abbiamo una età di maturazione “atletica” tarda, dai 25 anni in avanti.

In una serie di articoli pubblicati sulle riviste scientifiche degli ultimi anni, la ricerca del talento è diventata un argomento di grande attualità.

L’ipotesi che peraltro si sta iniziando a formulare è cosa sia il talento e se la capacità di adattarsi favorevolmente e positivamente, e con grande ampiezza, al carico fisico possa essere considerata un talento. Sembra che esista anche una caratteristica genetica che favorisca questo processo.

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IL LIMITE PIÙ GRANDE DELLA RICERCA

Un fattore limitante fondamentale è che i test delle prestazioni fisiche impiegati per discernere tra coloro che hanno il talento per eccellere in futuro e quelli che non lo hanno forniscono in realtà solo un’istantanea delle abilità attuali. La naturale conseguenza del pensiero del passato è la presunzione che coloro che “performano” bene in quel dato momento hanno maggiori probabilità di avere successo da adulti. Tuttavia, a causa della maturazione biologica dei soggetti spesso non lineare, queste istantanee delle prestazioni offrono un valore predittivo scarso.

Ad esempio, all’interno degli atleti che hanno gareggiato nella finale dei 100 m olimpici del 2012 i migliori personali all’età di 18 anni erano compresi tra 10,27 e 10,48 s. Tempi buoni, ma non di eccelso valore per la categoria. I motivi per cui molti junior ad alte prestazioni non hanno mantenuto la loro relativa classifica mondiale sono ovviamente complessi, vari e multifattoriali. Ciò illustra le grossolane inesattezze associate agli attuali approcci per la previsione del potenziale senior futuro basato sulla prestazione giovanile.

Nonostante queste inefficienze, tuttavia, i club e le federazioni investono somme importanti su iniziative di sviluppo per scoprire i talenti futuri. Il programma della “Manchester City Academy” costa circa 10-12 milioni di sterline all’anno. Tuttavia un investimento così grande viene percepito economicamente sostenibile e giustificato dalla scoperta occasionale di talenti eccezionali; 15 atleti della Manchester City Academy sono stati comprati a livello internazionale e uno è stato venduto dal club per 21 milioni di sterline.

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CHE COSA È IL TALENTO?

Ecco che allora cosa dobbiamo porci questa domanda: che cosa è il talento?

Secondo alcuni autori il talento ha cinque proprietà:

  1. Deve essere parzialmente innato
  2. I pieni effetti di questo talento non devono essere pienamente evidenti in tenera età
  3. Ci devono essere le prime indicazioni di questo talento
  4. Solo una minoranza di persone deve possedere questo talento
  5. Il talento non viene determinato solo da capacità genetiche ma anche psico-emotive e cognitive.

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Nella definizione di talento è implicito l’assunto che sia almeno parzialmente geneticamente determinato:

– è ereditario

– 48-50% dell’assorbimento massimo di ossigeno al basale (VO 2max )

– 45-99,5% del tipo di fibra muscolare

– la forza muscolare per il ~ 52%

– le qualità antropometriche sono geneticamente mediate, con un’altezza dell’80% circa ereditabile

– secondo alcuni ricercatori il 66% dello status di élite è ereditabile.

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CONCLUSIONI

Per concludere ricerche recenti suggeriscono che gli individui giovani di “talento” rispondono in modo ottimale a un corretto tipo formazione-allenamento. Ciò dimostra che dobbiamo essere in grado di abbinare a giovani promettenti un allenamento adeguato.

Troppo spesso ad atleti promettenti o anche solo biologicamente sviluppati si sono associati plan di allenamento pluriennali talmente impegnativi da “plafonare” la loro capacità di performance favorendone il drop-out.

Vale tuttavia la pena notare che il valore del talento sportivo non può dipendere e sicuramente non dipende esclusivamente dalla fisiologia, ma anche e soprattutto da una serie di tratti psico-emotivi e cognitivi che risultano essere fortemente associati al successo atletico. 

Tali tratti includono, ad esempio, innata resistenza allo stress e alla frustrazione e una serie di fattori attitudinali, quali motivazione, perseveranza, focalizzazione e gestione dell’emotività.

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  1. stefanoSTRONG 18 Luglio 2020 at 17:24 - Reply

    bellissimo articolo!

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