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Simone Diamantini

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4 maggio 2020: è scattata la “fase 2” della nostra vita con il COVID-19. Scattare non è un verbo buttato lì a caso. Perché i primi a scattare fuori siamo stati noi sportivi, liberi nuovamente di pedalare e correre outdoor. Tra un’uscita e l’altra fermiamoci a pensare a che cosa ci ha insegnato questo periodo. A me sono venute in mente 9 lezioni…

1. IL PIACERE DELLE PICCOLE GRANDI COSE

Apprendere, una volta limitata la nostra libertà, quanto piacevole sia correre, pedalare all’aperto o anche solo passeggiare. È una considerazione, se volete, anche ovvia che però mai abbiamo dovuto affrontare prima d’ora.

2. LA NOSTRA MENTE CI LIMITA

Alzi la mano chi ha sostenuto che non avrebbe fatto mai ciclismo sul ciclosimulatore o che al massimo avrebbe fatto 60’ e si è trovato a fare allenamenti super impegnativi di svariate numero di ore su questa o quella piattaforma elettronica.

L’analisi successiva è che spesso sono i preconcetti di quello che possiamo o non possiamo fare che ci limitano nella vita quanto nella competizione.

3. DIRE SEMPRE “NON SI PUO’ FARE”

Per molti correre sul tapis roulant o nei pressi della propria abitazione sembrava una eresia, visto che proprio la corsa è l’essenza della libertà. Invece siamo, siete riusciti a fare corse da criceto o indoor facendo anche volumi considerevoli.

Vale il concetto del punto precedente: “Volere è potere”.

4. IL NUOTO, L’ULTIMA FRONTIERA

In questo periodo alcuni miei atleti non hanno nuotato, altri sono riusciti con l’acquisto di minipiscine da 3x2m a eseguire sessioni anche di 90’ legati. Sembrava un surrogato del nuoto e invece questa metodica ci ha fatto conoscere possibilità che senza il “lockdown” non avrei potuto far scoprire ai miei atleti.

Troppo chiusi nella loro consuetudine e idea. Soprattutto quelli che arrivano dal nuoto pensano che il nuoto possa essere fatto solo in un modo… Bisogna essere “open mind”.

5. L’ALLENAMENTO DI QUALITA’ NEL CICLISMO

Questa quarantena ha dimostrato, dati alla mano, che l’allenamento sui moderni ciclosimulatori con programmi strutturati e misurati abbia, su determinate qualità, di gran lunga migliore produttività che allenarsi su strada.

Test alla mano, chi si è allenato con metodicità ha migliorato la qualità forza e l’endurance di base 2Mmol.

6. LA RIPRESA OUTDOOR CON PARSIMONIA

La ripresa outdoor va fatta con attenzione: la prima settimana raccomando un carico più leggero dell’ultima appena passata. Il perché è legato alla ripresa degli allenamenti all’aperto; primavera, vento, cambi di temperatura, voglia di esagerare…

È necessario in questo periodo non ammalarsi: anche un solo raffreddore ci rispedirebbe in quarantena e sappiamo che gli atleti nelle ore successive ad allenamenti importanti hanno una finestra in cui le difese immunitarie sono più basse.

7. JET-LAG

Mesi senza sveglia: i più disciplinati di noi hanno dormito 45-60’ in più per notte oppure si sono solo svegliati 60’ più tardi. Ma quello che è cambiato è l’orario a cui si andava a letto. Si sono spostati i ritmi “circadiani” e adesso ci vorrà tempo prima che si riprenderanno i ritmi “normali”.

Proprio per questo fatto è meglio frequentare le piste ciclabili invece dalla strada dove è possibile, a causa anche del caldo primaverile, avere automobilisti “distratti”.

8. I GRECI E L’ALLENAMENTO

In questa fase di ripresa credo ci si debba accostare per una volta al modello greco della bellezza e al concetto di “Eudaimonia”:

– conosci te stesso (non fare cose che non hai mai fatto)

– realizzati (non voler fare le cose giuste rapidamente ma migliora dell’1% al giorno)

– ma fallo secondo misura (altrimenti prepari la tua rovina – “Katametron”).

9. L’ESIGENZA DI UN COACH

Alla luce del precedente punto credo che quando si capisce di non aver una misura, perché si utilizza l’allenamento non come strumento per migliorare ma come mezzo per placare i nostri demoni, la soluzione sia affidarsi a un coach.

Il coach serve proprio per indirizzarci verso i nostri obiettivi, non per delegare in toto la nostra strada, ma per farla insieme. Per insegnarci un metodo. Bada bene non dico un istruttore o un allenatore ma un coach, una persona con esperienza, giusta misura e vision.

Questa quarantena ci ha offerto la possibilità di essere narcotizzati dai post, dai blog, dai webinar con video e informazioni talmente eccessive da essere ridondante… Tutto ciò può generare confusione e indecisione. Ecco che avere un alleato, più esperto e obiettivo di noi, è forse la scelta migliore, ma per farlo bisogna necessariamente essere più umili e accettarne i consigli.

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